Gita faggeto di Canfaito

Novembre, mese nel quale i boschi sono ricoperti di tappeti di foglie adagiate a coprire il cammino del viandante che si avventura in essi. Il suono è ovattato, spesso la nebbia crea un atmosfera fiabesca e la nostra parte più irrazionale  cerca di fuggire alla routine della vita quotidiana.

Con questi presupposti io e altri tre amici, Paolo Alessandra ed Elisa, ci siamo avventurati in una domenica di novembre nella bellissima faggeta di Canfaito. Essa si trova vicino Matelica, sul Monte San Vicino. Il cielo non è dei migliori, spesso coperto da nuvole bianche che rende la luce poco polarizzata ed incline a dipingere del rosso carminio le foglie che ci circondano.

Vi lascio a questa carrellata di foto sperando di lasciarvi immergere per pochi istanti nel silenzio reverenziale che suscita  questo posto, animato da faggi ultracentenari che scandiscono con imperturbabile quiete il trascorrere del tempo

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Pachamama : un viaggio alla riscoperta della Madre Terra, Perù e Bolivia Febbraio 2015

 

 

Un viaggio lungo la spina dorsale dell’ America latina, le Ande, comprese tra il Perù e la Bolivia: questi splendidi Paesi bagnati dal Pacifico o sospesi su altopiani a quattromila metri nella terre degli Dei. Terre che hanno mosso Che Guevara a partorire ideali di eguaglianza e fraternità o che hanno ispirato mente, cuore e mani di artisti come Salvador Dali’.

Paesaggi sterminati dove la vista e l’anima corrono all’unisono verso l’orizzonte senza mai raggiungerlo, posti dove l’uomo ha ancora un rapporto di rispetto e benevolenza con Madre Natura, la Pachamama.

Distese di sale sterminate che riflettono il cielo e i nostri pensieri, ci spingono a una riflessione, a specchiarci e guardarci dentro con innocenza e spirito critico. In questi posti l’anima è leggera e galleggiare nel cielo terso dipinto di nuvole bianche è cosa facile.

Deserti di roccia, lagune, paradisi terrestri in terra, dove fenicotteri mostrano elegantemente i loro colori al viandante.

La Valle Sacra, resa fertile dal Rio Urubamba, custodisce la cittadella di Machu Picchu come un’ostrica la sua perla. La maestosità dell’Amazzonia, con alberi altissimi ricoperti di muschio e rampicanti e densa di farfalle del colore del cobalto, mi spinge a pensare con dolore alla deforestazione e alla perdita delle ultime tribù che vivono in connubio intimo con la Natura. L’uomo associato, costituito in gruppi, calpesta gli ideali di piccole etnie, cosi è successo con gli indiani d’America, cosi stà accadendo nell’Amazzonia, tutto in nome di un avido Dio Denaro che lascia aridi come i sentieri sul quale è passato.

E poi il lago sul tetto del mondo , il Titicaca, a quattromila metri, un lago denso di mistero, sulle cui rive si affaccia la misteriosa Tiwanaku, città costruita in onore del Dio Virachoca, Spuma dal mare, civilizzatore e portatore di amore, civiltà e cultura in tutta l’America Latina. Se di notte , su una delle isole interne del lago Titicaca, alzi la testa al cielo, puoi allungare una mano e raccogliere una manciata di stelle del cielo Australe, per quanto esse sono vivide e presenti, concrete, ad illuminarti il cammino della tua riscoperta.

E poi strade, strade polverose, bimbi sul ciglio che ti osservano con occhi neri profondo, e tu ti ci tuffi dentro , ritornando agli anni della tua spensieratezza.

Viaggiare, muoversi, cercare per ritrovarsi, in un posto come questo, all’apparenza povero, ma cosi ricco di semplicità e scevro di sovrastrutture che nascondono il nostro essere. Un posto cosi’ lontano dall’Occidente ma cosi vicino al mio cuore.

14 Febbraio 2015 –> 13 Marzo 2015

Ringrazio tutti i miei compagni di viaggio, in particolare Marco Boccolato e sua moglie Stefania Ferrero , i miei compagni di stanza Enrico e Pasquale , i cari amici Chiara , Giancarlo e Juri e in ultimo, ma non per questo meno importante, la dottoressa Luz Marina Vargas Bianco che si è presa cura di me quando il mal di montagna era troppo forte per essere sopportato.

Stefano Buttafoco

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